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Quando è Nata l’Accessibilità? Una Storia Globale tra Diritti e Progettazione
Dalle barriere invisibili al riconoscimento dei diritti
Oggi viviamo in un mondo dove è normale parlare di accessibilità, cercare soluzioni per rendere inclusivi ambienti pubblici e privati (spesso anche solo temporaneamente) e, in generale, prestare attenzione al tema. Come sappiamo fin troppo bene in IREDA Rampe Disabili Milano, non è sempre stato così.
Per lungo tempo, città ed edifici sono stati progettati senza considerare le esigenze di chi aveva difficoltà motorie e i risultati di quelle progettazioni le vediamo ancora oggi. Scale, dislivelli e ingressi non accessibili erano la normalità, parte integrante degli spazi, senza che venissero percepiti come reali limiti.
Il concetto di accessibilità come lo intendiamo noi oggi è molto recente e nasce da un cambiamento più profondo, legato al riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone.
È solo nella seconda metà del Novecento che il tema delle barriere architettoniche entra progressivamente nel dibattito politico internazionale. Il momento più importante e simbolico è rappresentato dall’Anno Internazionale delle Persone con Disabilità promosso dalle Nazioni Unite nel 1981, che ha contribuito a diffondere una nuova consapevolezza a livello globale.
È in quel momento che l’accessibilità smette di essere vista come un intervento straordinario e inizia ad essere riconosciuta come un elemento fondamentale per garantire pari opportunità.
Nascita ed evoluzione delle normative a livello europeo
In Europa il percorso delle prime normative sull’accessibilità si è sviluppato attraverso interventi nazionali e iniziative comuni coordinate dall’Unione Europea.
In Italia, per esempio, il punto di svolta è rappresentato dalla Legge 13/1989, la quale regolamenta gli interventi per l’accessibilità in edifici privati, contribuendo a definire i criteri progettuali più attenti alle esigenze delle persone.
Nel Regno Unito già negli anni ’70 era in vigore una legge (Chronically Sick and Disabled Persons Act) che introduceva obblighi per migliorare l’accessibilità nei servizi pubblici, ma è solo nel 1995 con il Disability Discrimination Act che il Regno Unito vieta definitivamente la discriminazione, imponendo al contempo adeguamenti negli edifici e anche nei servizi erogati. Con questa evoluzione, il Regno Unito diventa uno dei primi Paesi europei a passare da una “semplice” assistenza a un vero e proprio diritto di accesso.
In Francia il tema dell’accessibilità si impone nel mondo politico solo nel 2005, introducendo però un concetto molto importante: l’accessibilità universale è obbligatoria, non opzionale.
La Spagna è un altro esempio molto interessante, perché inizia a muoversi in tal senso già negli anni ’80, ma è solo con una legge del 2013 ad inserire accessibilità, inclusione e diritti in un quadro normativo più ampio.
A livello europeo, il passaggio più recente nonché importante è rappresentato dall’European Accessibility Act, una direttiva europea che riguarda gli edifici, ma anche trasporti, prodotti e servizi digitali. Abbiamo già parlato dell’European Accessibility Act in una news dedicata che puoi leggere a questo link.
Normative sull’accessibilità in Asia e USA
Negli Stati Uniti d’America, durante il mandato dell’allora Presidente George H. Bush nel 1990, è stato introdotto l’Americans with Disabilities Act, una legge federale che proibisce la discriminazione basata sulle disabilità delle persone, garantendo inoltre pari opportunità sotto tutti gli aspetti della vita pubblica, dal lavoro all’educazione, dai trasporti agli alloggi.
In Asia le leggi sull’accessibilità sono molto più recenti, ma spesso si presentano con approcci più strutturati. Il Giappone, per esempio, è uno degli esempi più avanzati in Asia. Una legge chiave è la Barrier-Free Transportation Law del 2000, successivamente ampliata nel 2006 con l’Act on Promotion of Smooth Transportation. Il Giappone ha messo un enorme focus su trasporti e mobilità urbana con stazioni accessibili, percorsi guidati e infrastrutture integrate.
In Cina il tema è ancora più recente ma è in continuo sviluppo. La normativa di riferimento è la Law on the Protection of Persons with Disabilities.
Anche l’India si sta lentamente adeguando e abbracciando il concetto di accessibilità, e l’ha fatto soprattutto con il Rights of Persons with Disabilities Act del 2016, con il quale amplia il concetto di disabilità introducendo al contempo obblighi per trasporti ed edifici pubblici.
Dall’adattamento alla progettazione: il cambiamento di prospettiva
Come abbiamo visto, il tema dell’accessibilità si è evoluto nel tempo. Non si tratta più soltanto di eliminare gli ostacoli esistenti, ma di progettare spazi che siano accessibili fin dall’inizio. È in questo contesto che si afferma il concetto di Universal Design sviluppato dall’architetto Ronald L. Mace. L’Universal Design si basa su un’idea molto chiara: ambienti e servizi dovrebbero essere utilizzabili da chiunque, senza necessità di adattamenti successivi.
Questo cambio di prospettiva è oggi alla base di molte scelte progettuali, sia nel settore pubblico sia in quello privato.
L’accessibilità oggi: uno standard sempre più necessario
Oggi l’accessibilità è parte integrante della progettazione contemporanea e delle politiche urbane. Organizzazioni come la World Health Organization sottolineano come ambienti accessibili siano essenziali per garantire autonomia, sicurezza e qualità della vita.
È importante rimarcare che l’accessibilità non riguarda solo le persone con disabilità, ma una platea molto più ampia: persone anziane, individui con mobilità ridotta temporanea, famiglie con passeggini e, più in generale, chiunque abbia bisogno di muoversi in modo semplice e sicuro.
In questo senso, rendere accessibile uno spazio significa migliorare la fruibilità per tutti.
Una sfida ancora aperta
Nonostante i progressi normativi e culturali, molte realtà presentano ancora oggi barriere architettoniche, soprattutto negli edifici residenzali o nei contesti più complessi.
Intervenire in questi ambienti richiede competenza tecnica, capacità di analisi e soluzioni progettuali mirate, in grado di garantire accessibilità senza compromettere la funzionalità o il valore degli spazi. Le installazioni diventano ancora più complesse in contesti storici, dove il rispetto del loro valore e dei vincoli dettati dalla Soprintendenza sono essenziali.
È proprio in questi casi che diventa fondamentale un approccio professionale, basato su sopralluoghi, progettazione personalizzata e scelta delle soluzioni più adatte alle specifiche esigenze. Ed è esattamente così che operiamo noi di IREDA Rampe Disabili Milano.
Con oltre 30 anni di esperienza, in IREDA abbiamo aiutato tantissime realtà a rendere accessibili ambienti pubblici e privati, anche solo per la durata di eventi e congressi (in questo caso mettiamo a disposizione i nostri servizi noleggio). Ricorrendo al nostro metodo ormai collaudato, aiutiamo i nostri Clienti nella lotta contro le barriere architettoniche ancora esistenti in Italia.
Accessibilità: un percorso che continua
Ripercorrere la nascita dell’accessibilità significa comprendere che ciò che oggi consideriamo uno standard è in realtà il risultato di un lungo percorso culturale, normativo e progettuale. In alcuni casi, le leggi a favore dell’accessibilità sono molto recenti, chiaro segnale che la sfida non è ancora vinta, ma che siamo comunque sulla buona strada.
Attenzione verso l’inclusione e la qualità degli spazi stanno diventando il mantra della nostra società, perché l’accessibilità non è soltanto una questione tecnica, ma il modo in cui una società sceglie di essere davvero aperta e fruibile per tutti.
Noi di IREDA Rampe Disabili Milano mettiamo a tua disposizione tutta la nostra esperienza e i nostri prodotti per l’accessibilità, resistenti, sicuri e forniti di Dichiarazione di Conformità CE. Puoi toccarli con mano visitando lo show-room pedane e lo show-room montascale disabili presso la nostra sede a Pero (MI).
Se desideri ricevere maggiori informazioni sui nostri servizi o prodotti, non esitare a contattarci.